07/02/2007 | di Alberto Di Felice
L'uccello dalle piume di cristallo *** Riprendi il primo film di Dario Argento e ricorda a te stesso che il tempo passa per tutti, e non per tutti è clemente. Ne L'uccello dalle piume di cristallo sono accumulate tutte le qualità maiuscole che un tempo, a cominciare dal Maestro Bava, rendevano le nostre produzioni celebrato materiale d'esportazione, il "giallo" conosciuto come tale in giro per il mondo. Un risultato divertente (e comunque comune a molti altri lavori), pensando all'esportazione, si ottiene osservando i labbiali: potete notare un incessante andirivieni fra italiano ed inglese; all'ispettore Morosini di Enrico Maria Salerno capita anche di cambiar lingua durante la stessa scena.

L'eroe hitchcockiano del film è Sam (Tony Musante), scrittore americano in crisi creativa in procinto di ripartire per casa. Una sera assiste all'aggressione ad una donna (Eva Renzi) nella galleria d'arte di proprietà del marito (Umberto Raho) ad opera di un maniaco con impermeabile e cappello. Sospettato dell'aggressione, si improvvisa investigatore alla ricerca di colui che si sospetta essere lo stesso dietro a tre omicidi di giovani donne nella capitale.

La scena dell'aggressione nasconde la chiave della pellicola ed un motivo ricorrente in Argento: lo sguardo da scomporre, la soluzione all'enigma che sfugge ma è già racchiusa nell'occhio interiore. La costruzione della scena è particolarmente efficace, dal momento che riesce inizialmente a nascondere il particolare essenziale usando la lontananza dall'osservatore e poi blocca quest'ultimo fra due vetrate, impotente, con in sottofondo la soundtrack di Morricone. I riferimenti, oltre a Bava, sono principalmente a Hitchcock e al Blow-Up di Antonioni, a loro volta ripresi negli anni seguenti da De Palma.
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