07/02/2007 | di Alberto Di Felice
***½Gli assassini nati di Stone sono renegade delle sitcom gioiose che guardavano nelle loro villette suburbane dell'America profonda, mentre i genitori agivano nei loro confronti in maniera molto meno gioiosa. Il bel Mickey (Woody Harrelson) salva la bella Mallory (Juliette Lewis) dalle grinfie del babbo, si sposano col sangue e versano quello di casuali avventori. Diventeranno vere Star.
Stone imbandisce una satira spietata e quasi sgrammaticata nel suo rincorrere un linguaggio televisivo e para-televisivo: fra flashback in forma di situation comedy e report con telecamera e microfono puntati sull'azione come il muso di uno squalo, tutto è reality o comunque prodotto di veloce consumo per un pubblico talmente assuefatto che non sa più accorgersi che ciò che viene trasmesso è sempre la solita roba. Robert Downey Jr. è grande come reporter d'assalto, opportunista come la scuola di giornalismo ed anni di esperienza da squalo gli hanno insegnato: per un po' sembra anche umano, ma la giusta punizione non lo risparmierà.
La deformazione sintattica serve un mondo grottesco purtroppo ben rintracciabile in avvenimenti e personaggi che denunciano un sistema profondamente marcio dall'interno. Tommy Lee Jones fa il boss della prigione, e per caricaturale che voglia essere non è fuori dalla vera cultura "rieducativa" americana, quella che in alcuni Stati dell'Unione crede sia bene rinchiudere i minorenni come normali adulti. Come usuale in Stone, non è un approccio che va per il sottile, è da prendere o lasciare.
Stone imbandisce una satira spietata e quasi sgrammaticata nel suo rincorrere un linguaggio televisivo e para-televisivo: fra flashback in forma di situation comedy e report con telecamera e microfono puntati sull'azione come il muso di uno squalo, tutto è reality o comunque prodotto di veloce consumo per un pubblico talmente assuefatto che non sa più accorgersi che ciò che viene trasmesso è sempre la solita roba. Robert Downey Jr. è grande come reporter d'assalto, opportunista come la scuola di giornalismo ed anni di esperienza da squalo gli hanno insegnato: per un po' sembra anche umano, ma la giusta punizione non lo risparmierà.
La deformazione sintattica serve un mondo grottesco purtroppo ben rintracciabile in avvenimenti e personaggi che denunciano un sistema profondamente marcio dall'interno. Tommy Lee Jones fa il boss della prigione, e per caricaturale che voglia essere non è fuori dalla vera cultura "rieducativa" americana, quella che in alcuni Stati dell'Unione crede sia bene rinchiudere i minorenni come normali adulti. Come usuale in Stone, non è un approccio che va per il sottile, è da prendere o lasciare.
















