10/02/2007 | di Alberto Di Felice
Kissed**½ La canadese Lynne Stopkewich, cimentatasi in seguito principalmente solo alla regia di qualche episodio di serie tv, adatta un racconto erotico di Barbara Gowdy. Il suo film è il diario di una necrofila, Sandra Larson (Molly Parker, famosa per il telefilm Deadwood), che sviluppa sin da piccola un'ossessione per la morte. Comincia con gli uccellini morti e, da adulta, passa ai cadaveri umani facendosi assumere in una ditta di pompe funebri.

Il soggetto è di quelli pericolosi, l'approccio è new age. Il rituale di Sandra è il seguente: sale sul lettino dove il cadavere (di preferenza un maschio sulla trentina) è stato appena imbalsamato e vive un'esperienza extrasensioriale, con tanto di mistica luce bianca che le piomba sopra. C'è anche un ragazzo ancora vivo, Matt (Peter Outerbridge, Mission to Mars), che si innamora della fragile e solitaria protagonista iniziando a comprenderne l'agire. Diventa geloso dei cadaveri e pensa bene di suicidarsi per compiacere la sua lei. Quest'ultima, in chiusura, confessa che, sebbene dopo la morte di Matt abbia avuto altre esperienze mortuarie, quella con Matt resterà insuperabile.

L'impresario delle pompe funebri, coincidenza, è anch'egli appassionato di cadaveri - quelli di bambini, però. In buona sostanza, il film è, più che un viaggio controverso in una psiche non proprio convenzionale, un accorato abbraccio poetico a perversioni che tanto non fan del male a nessuno. E' un film repellente dall'inizio alla fine, in stile Boxing Helena; ma gli va riconosciuto il merito sostanziale di costruirsi un angoletto meditativo ultraterreno di morbosità quantomento coerente con sé stesso. La Parker, in più, è brava. Kissed è insomma uno di quei film tanto ridicolmente inquietanti da aver qualcosa che, alla fine, li giustifica.

La frase: «Guarda che non mi scopo tutto quello che è morto».

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