13/02/2007 | di Alberto Di Felice
***I momenti nei quali Muhammad Ali (Will Smith) è solo predominano emozionalmente, quasi debbano essere lì a stampare la sua condizione. Uno di questi lo vede nella sua macchina dopo l'assassinio di Malcom X (Mario Van Peebles): la vicinanza ed il parallelismo fra i due personaggi sono centrali nella primissima parte della pellicola, e la segnano. Altrove è in metro, o a correre per Kinshasa. Sono la firma di Mann, e fanno sembrare eventi e personaggi un'appendice che ha l'intento di fornire un'ottica mediata al tormento di un uomo che non è fatto icona, dettagli su una tela impressionista. Tant'è che quello che rimane non è la storia di Ali, ma quei momenti che puntano dritti a lui.
I valori della produzione, come solito per Mann, sono altissimi. La fotografia è per la prima volta di Emmanuel Lubezki, con un digitale notturno che Mann rivorrà nello splendido Collateral (ad opera stavolta di Beebe e Cameron). Le scene degli incontri sono fenomenali.
Primo, vittorioso ruolo serio per Smith. Jon Voight è da nomination Oscar, sotto un trucco e con un accento che lo rendono irriconoscibile per interpretare il suo Howard Cossell. Fra gli altri: Jada Pinkett, Giancarlo Esposito, Nona Gaye, Jamie Foxx, Barry Shabada Henley, Ron Silver, Jeffrey Wright.
















