16/02/2007 | di Alberto Di Felice
**½ Monterey, California. Alice, una ragazzina. “You'll Never Know” di Alice Faye sfuma in una fattoria in "rosso e nero" in stile Mago di Oz. La piccola Alice, come sentisse la canzone: «Non è un granché: io canto meglio». 27 anni dopo, Alice (Ellen Burstyn) è una trentacinquenne sposata e con figlio in New Mexico. Un marito ed una vita non entusiasmanti. Finché il marito Donald (Billy Green Bush, Critters) muore e lei deve far tutto da sola. In fondo l'ha sempre fatto, ma questa è la prima volta che deve far affidamento esclusivamente sulle proprie risorse, senza che ci sia un uomo di cui esser l'appendice.«Una volta ero così terrorizzata di Don, capisci io cercavo di accontentarlo sempre, avevo paura di dispiacergli. Così, adesso che lui non c'è più... Capisci, io mi sono sempre sentita che era lui a prendersi cura di me, e adesso non so che cosa fare. Ma non era vero, ne avevo l'impressione soltanto perché lui era lì. Ero stupida: io non riesco a vivere senza un uomo, ecco cosa c'è». Ora ha un altro uomo nella sua vita, David (Kris Kristofferson), un agricoltore di Tucson, dove si è trovata un lavoro da cameriera. Si era messa in testa di tornare a Monterey per riprendere i sogni da cantante: sulla strada, a Phoenix, aveva anche iniziato a cantare in un bar, ma era dovuta scappare dal violento Ben (Harvey Keitel).
«- Sono stata felice a Monterey, brutto scemo!; - Eri una ragazzina a Monterey! Puoi essere felice anche qui; - Oh certo, certo: però stavolta non permetterò a nessuno di fermarmi». Ecco che finalmente la piccola Alice è diventata adulta; o forse ha ripreso la determinazione che aveva nella fattoria in rosso e nero: «Aspetta e vedrai. E se qualcuno non è d'accordo può anche prendersela in quel posto». Poi si chiede da dove abbia preso la sua boccaccia il figlio Tommy (Alfred Lutter).
Ritratto femminile in epoca femminista, episodico ma genuino, il quarto film di Scorsese ha la sua forza in piccoli momenti di autenticità, che il regista cattura camera in mano. Un personaggio come quello della collega Flo (Diane Ladd, nominata all'Oscar assieme alla sceneggiatura di Robert Getchell) è impagabile, così come l'interpretazione della Burstyn (che l'Oscar se l'è portato a casa). Deficitario è invece il personaggio di David, l'uomo che dovrebbe cambiare la vita della protagonista. Dato il periodo del film, sorge il sospetto si sia finito con l'idealizzarlo e celebrarlo oltre i suoi meriti.
















