16/02/2007 | di Alberto Di Felice
L'insostenibile leggerezza dell'essere***½ «Tomas, io lo so che dovrei aiutarti. Ma non ci riesco. Invece di essere il tuo sostegno, ti sono di peso. La vita è molto pesante per me, ed è così leggera per te. Io non riesco a sopportare questa leggerezza, questa libertà, non sono forte abbastanza». Tomas (Daniel Day-Lewis) e Tereza (Juliette Binoche) si conoscono in una stazione termale: lui è un chirurgo donnaiolo venuto da Praga per un'operazione, lei una cameriera di provincia con la passione per la fotografia.

Tomas ha la sua amante preferita in Sabina (Lena Olin), artista disinibita. Il loro connubio sessuale è perfetto come lo è quello amoroso fra lui e Tereza, che si sposano. Nel 1968 le truppe sovietiche invadono Praga, e prima o poi a tutti e tre converrà scappare a Ginevra. Ma i pesi sulla relazione fra Tomas e Tereza sono troppo opprimenti e lei torna in patria, lui la segue.

Questa lunga (171') storia di amanti, adattata dal regista Philip Kaufman e Jean-Claude Carrière dal romanzo di Milan Kundera di quattro anni prima, penetra la rincorsa all'esistenza dei suoi tre personaggi principali, prediligendo ovviamente quella dei due coniugi ma tenendo in sospeso fino alla fine quella di Sabina. Si instaura fra di loro quel filo sottile ed inspiegabile di comunanza, quel confine fra attrazione ed anima che vuole cogliere ogni momento dell'esistenza. Esseri inquieti che scappano da e tornano in un paese occupato alla ricerca di un equilibrio, sapendo che è lì di fronte a loro ma continua a spostarsi. Lo troveranno per poco. L'essere è leggero e fragile.

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