18/02/2007 | di Alberto Di Felice
Destini incrociatiHarrison Ford in Destini incrociati, sergente dei servizi interni Van Den Broeck, è indignato e duro. Prima sul lavoro e poi perché scopre che l'adorata moglie (Susanna Thompson), quando volava a Miami, non faceva servizi fotografici per collezioni primavera/estate: si divertiva con l'amante (Peter Coyote). Questi a sua volta è il marito della candidata senatrice repubblicana del New Hampshire Kay Chandler (Kristin Scott Thomas). Morti durante l'ultima loro fuga per un incidente aereo, faranno incontrare i rispettivi coniugi. E loro cosa faranno? Van Den Broeck, come detto, è indignato e continua a scuotere la testa, vuole arrivare a fondo; la futura senatrice non ha ovviamente interesse a dare in pasto agli avversari politici dettagli sulle sue corna. D'obbligo la scintilla.

Destini incrociati è un film per il divo protagonista, un anno prima ancora alle prese con disastri aerei in Sei giorni e sette notti, ma che potrebbe essere molto di più. Il suo personaggio è imbolsito nelle convenzioni da salda tempra morale (se a letto non confessa di essere democratico è perché è sfacciatamente repubblicano, di quelli discreti) che come detto lo fanno vagabondare in preda all'incredulità. Quella interessante è la senatrice, la brava Scott Thomas, bloccata però da una sceneggiatura (Kurt Luedtke, La mia Africa) fuori fase, che butta dentro tre sottotrame (delle quali una, quella professionale di Van Den Broeck, totalmente inutile — ma, ancora, c'è Ford) talmente fiacche da non potersi mai incontrare se non per brevi momenti, per di più scontati perché piegati ad una storiella di lutto fedifrago senza psicologia.
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