28/02/2007 | di Alberto Di Felice
*½ I film umanitari hanno sempre intenzioni lodevoli. Poi ce ne sono di orripilanti come Amore senza confini e di onestissimi come Hotel Rwanda. Blood Diamond prende i diamanti della Sierra Leone per lanciare messaggi ONU in tema di guerra civile, e lo fa con i peggiori mezzi dell'intrattenimento di massa con messaggio. Prende due star di buona o ottima fama, Leonardo DiCaprio (ottima) e Jennifer Connelly (buona), cui dare ampio spazio fra eroismi e storiella d'amore, e aggiunge un eroe nero buono (Djimon Hounsou, il Mateo del bellissimo In America di Sheridan) cui far sperimentare ogni tipo di sofferenza —compresa ovviamente quella della sua famiglia. Nulla di intrinsecamente sbagliato, se fosse fatto con un minimo di accortezza.Il "j'accuse" è per le varie De Beers che se ne infischiano dei mezzi necessari per procurarsi materie prime, ma c'è anche un immancabile appello ai sensi di colpa del consumatore finale, che sarebbero le nostre donne occidentali e gli uomini che le viziano. I personaggi sono chiaramente delineati: il nero buono di cui sopra, una giornalista e un trafficante, oltre agli altri, generalmente cattivi. Il trafficante di DiCaprio, ad onor del vero, è leggermente più ambiguo: d'altronde è un trafficante, ma state certi che DiCaprio non può fare il cattivo. Di fatti gli viene riservato uno straziante monologo con campo strettissimo e musica di sottofondo (James Newton Howard); nel corso del film si può assistere come minimo ad altri tre momenti di tal fatta (tra Hounsou/Solomon e il figlio, ad esempio), puntualmente interrotti (sempre quando il discorso commovente è già finito) da colpi da sparo.
L'avventura non ha mai una vera funzione di denuncia: è sempre vistosamente al servizio di mezzucci narrativi serviti su un piatto di diamanti a favore delle star interessate. È un film che serve più a farci vedere quanto è bravo DiCaprio (nominato non si sa perché all'Oscar per questo ruolo, in un anno in cui è ben più convincente nel trionfatore The Departed), quanto non sia più il ragazzino di Titanic (come in The Aviator, il doppiaggio italiano servirebbe meglio lo scopo se gli assegnasse una voce diversa, a proposito), che non a dire qualcosa sulla Sierra Leone. Che DiCaprio sia bravo lo sappiamo già, ma vederlo fare l'eroe scolastico non rinforza la convinzione.
















