09/03/2007 | di Alberto Di Felice

Gli insospettabili*** «L'unica cosa che si può nascondere è l'identità. Un gioco». Proprio un gioco d'identità coinvolge i due antagonisti del film di Mankiewicz, una lotta di nervi, per entrambi d'onore fin quando di ognuno viene scoperta la vera faccia al di là dell'apparenza. Tratto da una pièce teatrale di Anthony Shaffer (Frenzy, The Wicker Man), è uno studio di caratteri — anzi di classe — condotto con le armi del giallo.

Nella grande tenuta di campagna del nobile Andrew Wyke (Lawrence Olivier) viene invitato Milo Tindle (Michael Caine). Questi è l'amante della signora Wyke. Mr. Wyke propone un affare: un finto furto di diamanti, coperto dall'assicurazione, per finanziare la futura vita con l'esigente futura signora Tindle. È un inganno, ma chi l'ha giocato ha fatto male i suoi conti.

Due maestri da palcoscenico si muovono su un set (Ken Adam, Peter Lamont, John Jarvis) di quattro sole stanze o poche più, pieno zeppo di fantocci che guardano i contendenti, ridacchianti. A loro, nella sezione centrale, si aggiunge il caratterista Alec Cawthorne nei panni dell'ispettore Doppler.

Un nobile inglese dalle aristocratiche altezzosità, sollazzatore di menti altrettanto agiate con i suoi romanzi gialli, e un parvenu con una metà di sangue italiano. L'opposizione e gli infiniti ribaltamenti di fortuna fra i nostri si rincorrono per oltre due ore, serviti senza che ci sia bisogno di snaturare l'origine teatrale. Per il prossimo anno è prevista l'uscita di un remake diretto da Kenneth Branagh, con lo stesso Caine stavolta nei panni di Wyke e Jude Law in quelli di Tindle.

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