*½ Tratto da un fumetto di fine anni '60 poi diventato (per poco: 16 episodi) un cartone nel 1970, Josie and the Pussycats ha tre bombe di ragazze, un diabolico discografico con accento inglese e un piano governativo per lobotomizzare le menti degli adolescenti. Perché quando ascoltate un cd degli *N Sync (ora, se volete, Justin Timberlake) in realtà state ascoltando le multinazionali protette dall'F.B.I. che vi dicono di fare quello che voglion loro. Peccato tutto si limiti ad esser solo stupido.
Le bombe sono la cantante/chitarrista Josie (Rachael Leigh Cook), la batterista bionda e scema Melody (Tara Reid) e la bassista Valerie (Rosario Dawson). Il manager della Megasound Wyatt Frame (Alan Cumming), dopo aver eliminato in un incidente aereo i DuJour (fra i componenti: il figlio del Dr. Male di Austin Powers Seth Green, Breckin Meyer di Garfield e Donald Faison di Scrubs), le raccoglie per strada e le lancia sul mercato. I DuJour avevano iniziato a capire, anche se non lo sapevano: nelle loro canzoni, e ora in quelle delle Josie, si nascondono messaggi subliminali preparati dalla pazzoide Fiona (Parker Posey, La casa del sì).
È più simile a Spice Girls - Il film che non ad una geniale satira di un mondo mediatico come Zoolander, anche se dovrebbe dirci qualcosa di sconvolgente: i discografici, soprattutto quando promuovono gruppi pop, pensano al marketing. Al marketing pensano anche Harry Elfont e la moglie Deborah Kaplan —che dopo questo e il precedente Giovani, pazzi e svitati non hanno fortunatamente avuto può modo di far danni alla regia—, tutti presi a trovar angoli di inquadratura per un numero impressionante di marchi vari.
















