09/04/2007 | di Alberto Di Felice
*** Il West di Dead Man è strano come lo è il suo indiano, che ha nome omerico-ciclopico e conosce il poeta ed incisore mistico inglese William Blake. Alla fine dei primi otto minuti di prologo, dopo essersi annoiato in treno fissando fuori dal finestrino, l'omonimo del poeta (Johnny Depp) si sente dire dal fochista (Crispin Glover) che a Machine troverà soltanto la sua tomba. Ci sta andando perché è stato assunto epistolarmente come contabile dalla Dickinson Steel Works del signor Dickinson (Robert Mitchum), ma ci troverà effettivamente solo la sua tomba.«–Hai ucciso l'uomo che ti ha ucciso? –Io non sono morto». «–Che nome ti è stato dato, stupido uomo bianco? –Blake, William Blake –È una menzogna, o un trucco dell'uomo bianco! –No... Mi chiamo William Blake –...Allora tu sei morto!». Nessuno (il nativo canadese Gary Farmer) salva Blake e lo porta con sé: non lo sta salvando dai cacciatori di taglie —ha ucciso il figlio di Dickinson (Gabriel Byrne)—, ma lo sta conducendo verso il luogo di deriva finale, lo sta facendo tornare alla sua pace. D'altronde è convintissimo che quello sia proprio William Blake, e continua a citargli versi dalle sue poesie (oltre che dai Doors). Nel frattempo tre killer che si stanno poco a genio (Michael Wincott, Lance Henriksen e Eugene Byrd) li inseguono.
La struttura del prologo è la stessa che compone tutto il film: singole scene inframezzate da dissolvenza in nero e chitarra di Neil Young. Jarmusch usa il genere western per potersi servire di luoghi e caratteri conosciuti e sporcarli. Blake arriva a Machine e trova teschi, ossa e prostitute ai lati della strada. L'ironia delle singole scene è raggiunta sia tramite i dialoghi che attraverso un uso caustico delle geometrie nell'inquadratura: Mitchum che parla all'orso imbalsamato sullo sfondo con i tre killer che lo prendono in giro in rilievo, ad esempio, o sceriffo e vice (uno dei due sui ceppi che sembrano un'aureola) disposti a terra specularmente. Il film è così in bilico fra il trip esistenziale senza allucinogeni (Blake è solo ferito e stordito) e dileggio macabreggiante, anche grazie al bianco e nero di Robby Müller (Paris, Texas).
















