10/04/2007 | di Alberto Di Felice
**** Fratelli è un titolo giusto per il film di Abel Ferrara, forse più dell'originale The Funeral. Letti assieme, danno un'idea dei livelli d'analisi presenti. Ferrara racconta una storia di italo-americani nel genere che suona più familiare, il gangster movie, ma non in modo convenzionale: squarcia attraverso un pesante fardello culturale ed iconografico che si congiunge senza soluzione di continuità con (ed è precondizione di) una colpa messa a dimora e pronta ad esplodere.Pur rimanendo nel chiuso di una famiglia e di tre fratelli, è come se qualche particolare nella loro vita, o le riflessioni generate dal lutto, suggeriscano un senso di "universalità" senza scampo. Il funerale del più giovane, Johnny (Vincent Gallo) viene subito accostato a quello del padre, suicidatosi quando i figli erano ancora piccoli. Non ci sono retroscena del fatto: idealmente, i retroscena dell'omicidio di Johnny —narrati per ellissi in flashback a mischiarsi col presente— serviranno a coprire quelli del passato e a spiegare, se non i fatti, quel senso opprimente ed ineluttabile di colpa che li ha causati. Punto risalente nel tempo è il primo omicidio compiuto sotto incoraggiamento/ordine del padre dal primogenito Ray (Christopher Walken), a tredici anni.
Il film ha molto in comune a livello tematico e stilistico con Mystic River di Eastwood. In entrambi i casi il lato giallo cede il passo a sottocorrenti convergenti verso un finale che dimostra l'impossibilità di una catarsi. Ferrara, come Eastwood, sfrutta a tal fine i piani narrativi continuamente sovrapponentisi, in modo da creare un dialogo che nega parti del discorso e lascia congiungere a riassunto/implosione solo la tragica sensazione finale. In più allarga e sposta di continuo il tiro con paralleli sottotesti filosofici e soprattutto religiosi, sia a livello simbolico (basti il rituale funereo in casa) sia con i dialoghi.
Il compianto Chris Penn (Chez) ha vinto la Coppa Volpi a Venezia.
















