*** Ultimatum alla Terra di Robert Wise (Lassù qualcuno mi ama, West Side Story) è un classico della fantascienza anni '50, al pari de L'invasione degli ultracorpi, La cosa da un altro mondo, La guerra dei mondi o Il pianeta proibito. Ciò che lo rende stupefacente è che è uno degli esempi più lampanti di come la fantascienza funzioni come avvertimento per il destino dell'umanità. L'alieno Klaatu (Michael Rennie) ha fattezze pienamente umane, e sembra appunto uno di noi partito molto tempo fa per osservarci da lontano; quello che vede è talmente incasinato che decide di tornare a farci riflettere.
Nella lunga e riflessiva sezione centrale, Klaatu si traveste di comuni giacca e cravatta, di un cognome altrettanto comune (Carpenter), e fa amicizia con un ragazzino (Billy Gray). Con lui va dal prof. Barnhardt (Sam Jaffe). Un bambino ed uno scienziato sono le persone con le quali gli riesce più facile e naturale comunicare. I politici, invece, sono la personificazione della stupidità che lui ha eliminato.
Che più esplicito non si può, il film appartiene e si oppone alla Guerra Fredda. La paranoia dei tempi, con la sua deriva nucleare, è quella che traspare nei posati dialoghi a tavola così come nei concitati notiziari radio: una società irreale, cieca, per la quale l'alieno è il male assoluto e va solo eliminato. Annotazione stupida: poco è cambiato.
















