28/04/2007 | di Alberto Di Felice

Guida per riconoscere i tuoi santi**½ Dito Montiel non sa se dirigerà ancora. A giudicare da quanto si vede nel suo debutto potrebbe farci un pensierino. Guida per riconoscere i tuoi santi ha un paio di difetti veniali, ma ha anche una sua sofisticatezza. Il primo dei difetti è quello di essere una storia di ragazzi di quartiere, roba non nuova; il secondo è quello di essere un'autobiografia passata prima su carta e poi su pellicola.

Il primo difetto è forse anche a fin di bene, perché permette all'esordiente Montiel di avere punti stilistici di riferimento. E per buona parte Montiel riesce anche, mentre li passa in rassegna, a creare un'atmosfera che ha un suo rigore operativo e narrativo. La congiuntura col passato è calata nel gioco di un lungo flashback a spezzoni, nel quale ci si lascia andare con una certa libertà ad incongruenze (sonoro scollegato, salti in avanti) che assecondano il rifluire provato dei ricordi.

Il secondo difetto è quello che potrebbe far detestare il film. Perché se è vero che l'immedesimazione del regista col film è totale, lo spettatore potrebbe essere allontanato dal fatto che questa traspare fin troppo. Possono infastidire la voce narrante e le sue frasi toccanti; può infastidire la chiusa ed altre scene strappalacrime. Ma vorrebbe dire esser troppo impassibili, perché anche queste che rimangono delle sbavature lo sono in modo sincero.

A dargli questo carattere concorrono anche gli interpreti, con a capo il padre Chazz Palminteri. Oltre a Downey Jr.: Dianne Wiest, Shia LaBoef (Holes – Buchi nel deserto), Melonie Diaz (Lords of Dogtown), Adam Scarimbolo.

archiviato in: recensioni
commenti (popup) | commenti
Commenti