13/05/2007 | di Alberto Di Felice

Bianca***½ Nanni Moretti e Woody Allen, un romano di Brunico e un newyorkese di nascita. Per entrambi c'è una città da abitare di ossessioni, tic, da completare con quello che i propri personaggi fanno. In fondo sono degli spettri, protetti dall'ambiente. Michele Apicella è il nevrotico morettiano, che in Bianca fa il professore di matematica in un liceo dedicato a Marilyn Monroe. La sala professori è un bar con juke-box, gli alunni interrogano e deridono i prof, uno psicologo d'ufficio per questi ultimi è d'obbligo, come lo scuolabus per portarli a casa. Poi c'è la sua casa, la sua assolata terrazza romana, dalla quale spia le coppie del palazzo.

Due diversi luoghi per esistere fermano geometricamente i confini della mente del protagonista, che rifiuta le sedute sul lettino: gli altri, non lui, sono pazzi. Lui trae solo piacere nella felicità degli innamorati, desidera che il loro amore sia perfetto e duraturo; ma la cosa non fa per lui.

L'effetto è spiazzante e di malessere, perché questa divisione, stretta e ribadita da un andirivieni costante fra i décor, incanala e chiude sempre più nei binari del giallo un film di deviazioni surreali, battute nervosamente distaccate, finanche acide, feticismi, nutellismi e sacherismi. Quello che poteva suonare come puro spirito cattedratico lascia così posto per farsi leggere come avvisaglia di un non-ritorno, un senso della suspense, un intrigo a forti tinte che solo alla fine capiamo esser tale.

archiviato in: recensioni
commenti (popup) | commenti
Commenti