**½ Si può mal tollerare Lasse Hallström. Il suo è un cinema sentimentale, letterario e retorico in ogni senso possibile, ma appare altresì vero che all'interno di questo impianto qualcosa di sincero (e coerente: direi da autore) da dire ce l'ha. Rigettarlo aprioristicamente, come è solita fare l'onesta ed intollerante cinefilia, è cosa molto sciocca. Buon compleanno, Mr. Grape è il suo secondo film americano (non ho visto quelli realizzati in madre partria, né il primo statunitense: Ancora una volta) e come succede in Qualcosa di cui... sparlare, Le regole della casa del sidro, Chocolat, The Shipping News e Il vento del perdono, prende un setting di provincia nel quale sviluppare una storia di sopravvivenza alle difficoltà attraverso un procedimento di scoperta, di adattamento, di liberazione.
Si ripropone il motivo della famiglia, che per lo svedese esiste principalmente nella variante dei drop-out. I Grape vivono parossisticamente quello stato atavico degli spazi di periferia, a Endora nell'Iowa: il padre è morto suicida, il figlio maschio più giovane Arnie (Leonardo DiCaprio) è autistico, mamma Bonne (Darlene Cates) è paurosamente obesa e per la vergogna non mette piede fuor di casa dalla bellezza di sette anni. Gilbert (Johnny Depp), commesso in un negozio di alimentari dove nessuno più compra per aspra concorrenza della grande distribuzione, li ha tutti sulle spalle. Si presagisce già in quest'angolo di monotonia un fattore che arriverà a scuotere dal torpore; infatti ecco Becky (Juliette Lewis), ragazza di passaggio in camper.
Il disegno è chiarissimo, l'esposizione "graziosa" quanto manualistica. Però, oltre ad una tavolozza che se raffrontata a quella delle altre pellicole citate dimostra un progetto costante, Hallström è capace di declinare in modo toccante —per autoevidente che sia— le regole della corretta messa in scena di un romanzo, conquistando l'affetto dello spettatore per i personaggi —come direttore d'attori è infatti perfetto. La forza emozionale del prefinale è notevole.
















