** Bryan Singer è quello che si suol definire un mestierante. Lungi da me l'idea di attaccare alla qualifica alcunché di spregiativo; tuttavia, ripensando al suo ultimo Superman Returns (che pure ho giudicato nell'insieme positivamente nella mia recensione scritta di fresco dopo l'uscita) e riguardando il suo primo X-Men (poco ricordo del secondo) dei dubbi mi si manifestano.
Se infatti nelle intenzioni di Singer (e di Tom DeSanto, co-autore del soggetto, e David Hayter, sceneggiatore) è apprezzabile il tentativo di rimodellare in maniera quasi "autoriale" il materiale di partenza, in primis con la scelta di dare un background importante a Magneto (l'Ian McKellen criminale nazista ne L'allievo viene trasformato in un ex-deportato) e di riflesso (evidentemente programmatico l'esordio con flashback) all'intera saga, il modo che il regista ha di condursi nel corpo dell'opera è, appunto, null'altro che da mestierante. "Arido", per citare Mereghetti con un aggettivo appropriatissimo.
Quel che c'è di buono nel film è allora in gran parte lasciato alle letture esterne, da incorruttibile sociologia, che con grande agio e con grande bontà se ne possono ricavare (sono in tanti ad esser contenti di lanciarsi nella facile impresa), soprattutto perché il soggetto in sé si presta ad esser percepito in profondità. Ne sono convinto ancor più alla luce del terzo episodio, che tra l'altro si prende anche meno sul serio.
















