11/06/2007 | di Alberto Di Felice
**½ Solida pellicola, come suol dirsi. A partire dalla sceneggiatura di un tizio, Eric Roth, che in seguito scriverà Forrest Gump, L'uomo che sussurrava ai cavalli, Insider, Munich. Regista è Peter Yates di Bullitt, All American Boys, Uno scomodo testimone. La linea dell'intreccio è rigorosamente elementare, come in buona sostanza si addice al medio prodotto del genere thriller giudiziario.Nel dir ciò sto dicendo in realtà fra me e me che Suspect poteva essere di più. C'è chimica fra l'avvocatessa Cher e il giurato lobbista Dennis Quaid, ad esempio; c'è un giudice (John Mahoney, il padre del bellissimo Non per soldi... ma per amore di Crowe) mai simpatico e infatti corrotto fin nell'osso. C'è insomma spazio per far emergere delle sottocorrenti, cosa che Yates riesce in una certa misura a fare.
In definitiva, però, la buona gestione delle geometrie non riesce a sfondare con piena decisione in tutte le direzioni in cui si affaccia: meglio nel porre in contatto i due (convincenti i due interpreti) che nello sfruttare come aggancio la selva politica nella quale opera Sanger (Quaid). Il finale è un po' affrettato e plateale. L'imputato sordomuto è Liam Neeson.
















