04/07/2007 | di Alberto Di Felice
Intrigo a Berlino**½ Steven Soderbergh ha sempre provocato mal celate (anzi, affatto celate) storture di naso. Il suo nome è presso l'onesta ed intollerante cinefilia sinonimo di pretestuosità, prestamente liquidato come "tutto fumo e niente arrosto". Per farsi volere ancora più male, il Nostro partorisce con cavillosa precisione filologica (aspect ratio 1.66:1; microfoni, luci e lenti come nel '45) una riproposizione "a dimesioni reali" del noir à la Il terzo uomo/Casablanca.

La questione Soderbergh comincia ormai a farsi stancante, e andrebbe seriamente ridimensionata. Mi sembra facilmente sostenibile —ancor più alla luce di Bubble— che il georgiano stia
(direi, diabolicamente) inventandosi un modo di essere a tutti gli effetti un autore sui generis nella selva hollywoodiana, speculando sulla stessa (l'attività da produttore —tra l'altro di cose eccelse come l'altra operazione filologica che è Lontano dal paradiso— è tutt'altro che accessoria) in modo da trovarsi un po' di spazio per giocherellare in allegria.

E Intrigo a Berlino è senza dubbio il giochetto di un cinefilo, uno studente modello d'accademia. Ma, appunto, stabilito che questa è la sua natura, cosa può infastidire —o peggio, offendere? Lascio la risposta agli esponenti della di cui sopra cinefilia. Quello che vedo io è un lavoro che non è semplicemente una copia in carta carbone, ma anzi ha una componente riflessiva ben identificabile.

A parlare è l'operazione stessa, i cui dettagli non sono solo nella esattezza formale ma negli spazi che si aprono all'interno di questa. Come definire altrimenti un film che assume tutta la facciata di un genere topico, il noir (cinema che più cinema non si può), mischiando la ferrea ortodossia a piccoli elementi eterodossi? È cinema che rispecchia candidamente il suo divenire, lo cristallizza nei meccanismi del passato facendone intuire la deviazione. Non lo fa certo in maniera coraggiosa come faceva il meraviglioso film di Haynes, ma guardando ai dettagli c'è un riverbero pensante che quasi sconcerta.
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Commenti
#1   05 Luglio 2007 - 00:35
 
stabilito che questa è la sua natura, cosa può infastidire —o peggio, offendere?

La noia, che serpeggia lungo tutto il film, e lo rende un mattoncino sullo stomaco, dalla sceneggiatura buttata all'aria...
utente anonimo

#2   05 Luglio 2007 - 02:24
 
La noia, come spero saprai (chiunque tu sia), non è elemento di un film-- Al massimo è la tua reazione, che può essere dettata anche da quanto hai mangiato prima di vederlo--
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#3   06 Luglio 2007 - 12:33
 
Sono Groucho, non mi ha riconosciuto l'id...
ed ho mangiato poco prima del film!!!
utente anonimo

#4   06 Luglio 2007 - 12:39
 
Hehe, groucho mio-- Sapevo che eri tu-- Hihi-- ;)
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