04/07/2007 | di Alberto Di Felice
***½ Enorme saggio del cinema di David Lean. Non è una pellicola datata, al contrario di quanto dicono in molti, a meno di non fermarsi superficialmente ai piccoli ostacoli frapposti dalle trasformazioni di costume. Tratta ovviamente la sua materia con dialoghi distanti, ma è di quei film che dalla distanza traggono appunto una capacità di conservarsi nel tempo, di assorbire un valore perpetuo.Se può farlo è unicamente perché questo breve incontro e i suoi sensi di colpa sono insondabilmente trasfigurati nella forma che Lean dà loro. Quella di Laura (Celia Johnson) che fa per gettarsi sui binari, dopo che il dottor Harvey (Trevor Howard) le ha dato un purtroppo fugace addio, è una scena memorabile nell'esprimere il suo sommovimento impetuoso, sovvertimento formidabile dell'ansia implosa in apertura. È il momento più alto di quella che è una messa in abisso: è giustappunto la stessa protagonista a ricordare, raccontando col pensiero al marito che dorme, scavando dentro di sé.
Grandi i due interpreti, perfetti in una rappresentazione disadorna e modesta del quotidiano.
















