05/07/2007 | di Alberto Di Felice
** Il secondo Ocean's (come credo il terzo, che non ho ancora visto) è un pentolone d'oro tirato a lucido. Steven Soderbergh è il padrone di casa, che accoglie il ricco cast di amici (George Clooney in primis) come fosse in corso un favoloso party a base di Martini. Prima ad Amsterdam, poi sul lago di Como, infine a Roma. È cosa un po' diversa dal primo, che era un film di genere di quelli "tosti": qui il baraccone è retto esclusivamente come una burla, un mini-tour europeo comodo e spesato di un gruppetto di ricche star hollywoodiane.E come burla non si può neppure dire che sia del tutto improvvisata: la sceneggiatura (con un solo difetto: la ridicolaggine del trucchetto del ladro francese di Vincent Cassel) di George Nolfi, ad esempio —e non secondariamente, era preesistente al primo film del 2001 ed è stata poi riaggiustata per adattarsi alle nuove esigenze. Soderbergh, quanto a stile, mantiene —tranne minimi aggiustamenti— intatto il modello precedente.
Non è dunque un film che manca di valori. Semmai è un film al quale non si sa bene cosa chiedere: in particolare, è meglio non chiedere perfetto rigore e ordine. Però come caper movie funziona, al di là di un andamento che può apparire gigione, episodico e a vuoto. Certo, va messo in conto il fatto che dal circolo dell'autoreferenzialità c'è poco verso di uscire. Ma se ci si abbandona ai particolari ci son soddisfazioni: per fare un piccolissimo esempio, vedere Clooney sul divano fissare la tv mentre versa champagne sul tappeto anziché nel bicchiere di Brad Pitt può avere un effetto invincibile.
















