05/07/2007 | di Alberto Di Felice
**½ Them è una pellicola spiazzante. In modo complementare al loro connazionale Alexandre Aja nel riuscito Alta tensione, David Moreau e Xavier Palud suggeriscono una via francese ad un cinema di genere particolarmente difficile quale l'horror. Se Aja proponeva un rimpasto fruttuoso col thriller, Moreau e Palud sembrano per la gran parte del loro film offrire un campionario rigoroso e sistematico (facilitato nella sua asciuttezza dalla ridotta durata: 1h14') dei metodi classici per creare paura.Con camera a mano d'ordinanza a vagare per setting disturbanti come il solito bosco (si apre con un incidente in auto) e una villa sperduta e cadente, fa affidamento esclusivamente sull'attesa creata da inquadrature tutte impegnate ad indagare nell'oscurità, dove le spingono suoni e luci. Se il tutto si riducesse a questo, saremmo di fronte ad un compitino ben svolto ma sterile.Them rivela invece —non prestissimo, in verità— la sua volontà di intessere su queste premesse (ovvero, con queste premesse) qualcosa di sostanziato.
Si può notare in particolare come, con minime forzature (è pur sempre un horror), la nudità degli artifici combacia coerentemente con la promessa di fatti tratti dalla realtà: il film nasconde, ma non inganna mai durante il suo corpo centrale sulla natura dei "loro". Non è infatti sull'esterno e sul fuori campo che lavora, bensì sul sottobosco; non su ciò che è altro ed è fuori, ma su ciò che è altro (anzi no) ed è sotto. Non a caso "loro" abitano dei cunicoli, ed è in questi che finiremo.
Lo svelamento di chiusura è una candida e quasi agghiacciante riprova dell'onestà dei meccanismi adoperati, riprendendo fra l'altro il filo della didascalia d'apertura. Them viene da ultimo dopo l'Hostel di Roth (ricordate i ragazzini randagi per le strade di Bratislava?) come felice esempio di horror dalle inquietudini pensanti, come messa in opera livida di malesseri clandestini nascosti nel contemporaneo. Con un occhio alla Storia da cui derivano: geniale il viaggio verso casa della protagonista (Olivia Bonamy) sui titoli di testa, che fa intravedere il Palazzo di Ceausescu nel traffico della Bucharest d'oggi.
















