08/07/2007 | di Alberto Di Felice
** Il terzo Ocean's è un ritorno al primo: di nuovo un singolo colpo, di nuovo Las Vegas. La sceneggiatura, fedele al ritrovato corso, è di Brian Koppelman e David Levien, già all'opera ne La giuria. Il risultato è che, rispetto al secondo capitolo che ha diviso pubblico e critica nelle reazioni, come l'Eleven il Thirteen è di certo più omogeneo e stagno. Ma è anche meno dilettevolmente umoristico.Quello che lo differenzia e gli toglie un po' di verve rispetto all'Eleven è il fatto che ormai realizzatori, interpreti e pubblico sanno di essere in una serie e si comportano di conseguenza. Soderbergh non deve mutare il proprio modo di lavorare, che rimane decisamente perfetto per l'impresa, e aggiorna di poco il caper movie che era il primo con qualche minimo maquillage ripreso dal secondo. Col ritorno ad una storia di rapina pura e semplice da raccontare viene meno l'autoreferenzialità disorganica da "laissez-faire" della gita europea, ma ne viene meno anche la folle spontaneità.
Il che non vuol dire che il film non funzioni e non sia internamente raziocinato. È che ora l'intera banda ha già mostrato le sue due anime, professionale e pazzoide: questa è una replica della prima. E poi dov'è finita Julia Roberts?
















