09/07/2007 | di Alberto Di Felice
*** Guardi Il cattivo tenente e hai l'impressione di star guardando un film di un Martin Scorsese radicale, fresco di debutto, che non è ancora entrato nel circuito delle major. Infatti, due anni dopo che Scorsese ha diretto Quei bravi ragazzi, Abel Ferrara dirige Il cattivo tenente come se Mean Streets fosse roba vecchia di un giorno. Per di più c'è lo stesso protagonista di quel film, Harvey Keitel. Ferrara non si allontana dalla macchia metropolitana underground per come la conosceva e ce l'ha fatta vedere agli esordi. Esplicita più che mai è la simbologia religiosa, dato che qui viene violentata una suora (Frankie Thorn). Detta banalmente, il film registra la progressiva messa in dubbio e in colpa dello stile di vita di un tenente (Keitel) drogato e pesante scommettitore, aggravandone la situazione in parallelo allo sconvolgimento causato dal perdono puro della vittima. Il pezzo "Signifying Rapper" accompagna con spirito di rottura e sfida già segnata con sé stessi l'intera pellicola, compresa penetrantemente la scena dello stupro che irrompe violenta a mo' di video musicale metal.
Il tenente Keitel pippa coca dopo aver portato i figli a scuola, va con puttane, barcolla piangente nudo, completamente strafatto, si fa preparare pere da una bella amante (Zoë Tamerlis, che ne L'angelo della vendetta concludeva la sua strage in costume da suora), tormenta due ragazzine senza patente, scommette male e raddoppia la posta per rientrare, fin quando la cifra sarà troppo grande.
La tensione scema, anzi culmina, nel dialogo con la suora in chiesa, e nell'incontro con un Gesù ritrovato contro cui inveire che si materializza in una signora di colore che lo porta dagli stupratori. Ma la purificazione definitiva è meno benevola.
















