09/07/2007 | di Alberto Di Felice
* Se si capita per caso davanti alla tv mentre qualcuno sta guardando il finale di Pulse, si può avere l'impressione che possa essere un film interessante. A farlo pensare è una voce fuori campo che parla di cose (cellulari, internet) che anziché mettere in contatto dividono; in questo caso, essendo un horror, perché bisogna stare attenti a non farsi "suicidare" dai drenatori di energie vitali che circolano tramite cavi e campi.Lo spunto è interessante, e so per certo che nelle mani di qualcun altro che non sia Jim Sonzero (nomen omen) avrebbe prodotto qualcosa oltre un finale che con le parole si preoccupa di dare tardi un senso a spaventini standard con fantasmi di pixel grigi, offerti col contagocce in un'atmosfera oltremodo atona.
Non avendo visto l'originale giapponese del 2001, Kairo, non posso sapere se quel qualcuno è Kiyoshi Kurosawa (nessuna parentela). Posso solo sperare che non fosse anche quello un ulteriore esemplare dei tanti orientali sfornati in serie come telefonini per capitalizzare sulle fortune di Nakata o Shimizu. Tipo il coreano Phone.
















