09/07/2007 | di Alberto Di Felice
**** Un mercoledì da leoni è per molti versi simile ad un altro film dello stesso anno, Il cacciatore di Cimino, ha lo stesso senso di perdita cosciente. La grande piena del 1974 che viene preannunciata da Bear (Sam Melville) è come l'inno del cuore degli americani che viene intonato in chiusura di quest'ultimo. Più che una sfida con la natura, lo spingersi sulla tavola, assieme forse per l'ultima volta, fino all'onda per poterla cavalcare è per Matt (Jan-Michael Vincent), Jack (William Katt) e Leroy (Gary Busey) una partita finale contro il tempo, i cambiamenti e le lontananze che impone.La guerra non si vede, se non in tv; vediamo solo la chiamata di leva, comicamente coreografata, che separerà i destini di questi amici. È appunto da questo momento che la scansione cronologica, sempre incentrata sull'evocazione (già infranta nella voce di Matt) di diverse "grandi piene", si fa più evanescente: non ci mostra quello che fanno assieme, ma come si ritrovano dopo che non si son visti per molto tempo, quello che hanno smarrito. L'innocenza delle piene estive è stata spezzata da quella delle piene invernali.
Il film si alimenta di questa graduale ma sensibile sottrazione, fino alla riunione/addio spontanea e commovente. In più, la regia in acqua di Milius è titanicamente magnifica.
















