10/07/2007 | di Alberto Di Felice
Hostel: Part IILe idee dietro a Hostel: Part II sono semplici e molto buone. Il film non vuole dire qualcosa di diverso o di nuovo rispetto al primo capitolo, ma rende esplicito e cerca di costruire su quello che lì era implicito. Per farlo riprende solo superficialmente la sua ossatura, puntando invece dritto ad una diversa attesa creata stavolta non dall'immedesimazione con le vittime ma dalla scoperta dei torturatori paganti e dell'organizzazione che gli sta dietro.

Così al centro del film sono a ben vedere sempre degli uomini, nonostante possa sembrare che la sostituzione di tre turisti maschi con tre ragazze sposti il baricentro. Questi sono i fratelli Todd e Stuart (Roger Bart e Richard Burgi, rispettivamente il farmacista invaghito di Bree e l'ex marito di Susan in Desperate Housewives), l'uno con una crescente insicurezza e l'altro con una crescente adrenalina in attesa di squartare le giovani pulzelle.

Ha perfettamente senso (sebbene gli schermi dei cellulari e i riflessi sugli occhiali fatti al computer non siano proprio il massimo) entrare nel meccanismo di aste on-line attraverso il quale ricchi uomini d'affari in giro per il mondo (potete individuare anche, fra gli altri, un sosia di Pierluigi Collina e uno di Flavio Briatore: Eli Roth omaggia la nostra Italia caciarona con tutto il raccattabile) si contendono gli sventurati turisti. Il circolo che si viene a creare, facendo anche incontrare il dubbioso Todd col suo acquisto/regalo Beth (Lauren German), sembra poter penetrare nelle maglie già intessute in modo coerente e complementare.

Ma Roth non va al fondo di questo meccanismo, e finisce per fargli imboccare linee troppo manichee. Alla fine, volendo far ribadire ad una iraconda eroina la sua messa in stato d'accusa del denaro capitalistico (ultimo di una serie di ribaltamenti d'umore decisamente avventurosi), l'ha banalizzata.
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