11/07/2007 | di Alberto Di Felice
Il dolce domani**** Ogni luogo, ogni persona, ogni famiglia ha i suoi fantasmi. Atom Egoyan pone questa verità innegabile al centro della sua poetica, che ne Il dolce domani ha forse il punto più alto. Egoyan crea un afflitto microcosmo corale, ma in modo molto diverso rispetto a quelli di pellicole quali America oggi: ad interessargli non sono i rapporti sinallagmatici fra destini presenti, ma quelli fra passati individuali.

La catena sintattica che costruisce ha dunque come elemento fondante il tempo frantumato: la fabula perde di senso e l'intreccio è l'elemento che ordina con la forza dell'associazione inconfessata e inconscia, espressa in binomi reconditi. Sam Dent, una innevata cittadina canadese, diventa così replica altrove di Hamelin, nella quale un pifferaio è venuto a reclamare giustizia portandosi via tutti i bambini. Chi è il pifferaio? Il fato (o la colpa) che ha prodotto l'incidente, ma anche l'avvocato Mitchell Stephens (Ian Holm), giunto non si sa come per colmare anche la sua personale perdita —quella della figlia Zoe (Caerthan Banks)— infondendo la sua rabbia in quella dei locali.

Trafiggente il commento fuori campo della sopravvissuta Nicole (la stupenda Sarah Polley, allora diciottenne), che usa con candore —e mai per un attimo a vuoto— il necessario parallelo con la fiaba del Pifferaio.
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