12/07/2007 | di Alberto Di Felice
***½ Il film di Kazan deve fare il pari con quello dello stesso anno di Nicholas Ray, Gioventù bruciata. Principalmente perché in entrambi c'è James Dean (qui per la prima volta protagonista), ma anche per l'espressività che il colore ed il cinemascope (da segnalare qui soprattutto per l'uso delle inquadrature sghembe nei dialoghi fra padre e figlio, al massimo della loro carica quando Cal si dondola sull'altalena) hanno in entrambi i lavori. La presenza di Dean non deve tuttavia far credere che i due film abbiano molto in comune in quanto a tematiche.Si può dire che se il film di Ray presuppone un vuoto e la sua espressione tragica e tacita tramite sottrazioni e spirali, quello di Kazan gli dà composizione in un quadro chiuso all'interno di una famiglia, a mo' di parabola. Il riferimento del titolo, più esattamente in quello originale East of Eden, è infatti a Caino e Abele. O meglio, con maggior precisione vi si può leggere una parabola del figliol prodigo, il ritrovamento di un figlio (Dean) da parte di un padre (Raymond Massey).
La derivazione religiosa, di profumo lontanamente dreyeriano, si veste però di una mise di rottura, simbolicamente rappresentata dalla presenza sul fondale della madre fuggita (Jo Van Fleet), fattore scatenante e fattivo, e della speculazione sull'incombente guerra.
















