27/07/2007 | di Alberto Di Felice
In fondo al cuore** Il film del belga Ulu Grosbard è un melodramma attento a dire tutto quello che c'è da dire, ma che riesce solo a menzionare e non a penetrare nelle pieghe. Il soggetto di partenza —dal romanzo di Jacquelyn Mitchard— sembra essere ideale per intessere un denso costrutto in più direzioni psicologica e sociologica, per iniziare.

Senza insister troppo sul lato giallo, la pellicola passa per le sue varie fasi (introduzione, antefatto, flash-forward, svolgimento) con un certo ordine, mantenendo un tono medio. Le performance del cast (Michelle Pfeiffer, Treat Williams, Whoopi Goldberg, Jonathan Jackson, Ryan Merriman e John Kapelos) hanno modo così di trovare una dignità propria, risaltando sullo sfondo.

Questo è anche il problema, perché se lo sfondo fosse un po' meno neutro il lavoro degli attori troverebbe una dignità maggiore all'interno del film. Il modo in cui vengono gestiti gli snodi narrativi (troppo alla svelta in fase di sceneggiatura, senza la necessaria visione in fase di regia), invece, non sorregge la loro convinzione: sappiamo che la Pfeiffer c'è come mamma lacerata, ma mancano i pezzi attorno. Si passa da un puntino all'altro senza vedere lo spazio che li separa, e alla fine di pezzi ne mancano in un numero tale che l'intero castello di carte fa per crollare.
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Commenti
#1   27 Luglio 2007 - 13:18
 
mh, poco incisivo, dunque...
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente simonebocchetta

#2   27 Luglio 2007 - 13:22
 
Beh sì--

Acciderbolina, neanche il tempo di postarla e hai già commentato--
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