07/08/2007 | di Alberto Di Felice
La donna che visse due volte
Per i tuoi desideri inconsci

Ne La donna che visse due volte, la logica del film noir viene portata al suo limite estremo. Tramite la predominanza dello stile e la corruzione della struttura investigativa, la confusione e la frammentazione del noir classico diventano ossessione e pazzia. Quando fa rivelare alla protagonista femminile, interpretata da Kim Novak, la soluzione del giallo, Hitchcock usa convenzioni come flashback e voce fuori campo —che significativamente però dà in dono ad una donna— per mettere da parte la struttura narrativa su cui si basa il genere. Se il noir classico soddisfa inizialmente perché sembra rivelare la verità attraverso gli sforzi del detective, mentre poi riflettendo ci si accorge che non tutti i pezzi collimano alla perfezione, questa rivelazione prematura (siamo all'incirca a due terzi del film) rifiuta di dare ogni soddisfazione: anziché dare l'illusione di una soluzione attraverso un climax, Hitchcock avvolge la struttura investigativa su sé stessa e lascia lo spettatore a chiedersi il perché.

Con La donna che visse due volte la vera indagine inizia solo quando il film è finito; e non va alla ricerca dei fatti, ma delle motivazioni e dinamiche psicologiche del film stesso. La verità dei fatti fisici lascia strada alla verità della psiche: il pericolo per il detective non è più fisico ma mentale. I pericoli fisici visualizzati nella scena d'apertura diventano metafore per pericoli psicologici, per una caduta nella follia. L'indagine sulle donne ed il loro potere sessuale sugli uomini non è più la motivazione latente del film noir: diventa esplicita. Sono la stessa Madeleine, ed il suo potere su Scottie (James Stewart), ad essere il vero mistero del film.

In Vertigo l'ansia fluttuante del noir classico viene esplicitamente associata alla colpa del detective, quella per la morte del suo collega e quella per la morte di Madeleine. Quando Scottie chiede a Judy «Perché io?», Judy risponde che Elster (Tom Helmore) sapeva della sua malattia. Se la risposta alla domanda nel noir tipico sarebbe stata «Per nessuna ragione» o «Per il caso», in Vertigo è: «Per i tuoi desideri inconsci».

Come nota Roger Ebert, il nome Madeleine porta con sé l'immagine del proustiano biscotto, di memorie e di uno stato di perdita che riaffiorano. Lo stesso titolo originale suggerisce una caduta vorticosa ed ossessiva nell'antico. Il film è infatti una costruzione malinconica concentrica, un ritornare di luoghi e di doppi nei quali identificarsi a ritroso, in cui lo spettatore viene violentemente costretto ad un sovvertimento quando, con la scena della rivelazione nella stanza d'albergo, la camera lascia per la prima volta Scottie.

L'insistenza sul punto di vista del protagonista maschile —si pensi alle ansiose carrellate sui dettagli del dipinto di Carlotta Valdes, che mostrano sia quello che vede l'occhio di Scottie, sia quello che vede la sua mente— forza una forte identificazione nella prima parte: vediamo solo quello che vede lui. Questa insistenza apre la strada alla caduta dello spettatore in uno stato di malinconia nella seconda parte, quando con la rivelazione di Judy si perde il punto di vista di Scottie. Questa scena strappa il mondo dell'ideale (la mente di Scottie) da quello del reale, e smaschera l'ideale come mero inganno. Con l'apertura di uno spazio fra l'ideale ed il reale, lo spettatore e Scottie sono in caduta libera: la perdita di quello che la mente progetta come ideale implica una perdita di sé. Il desiderio che prima affascina, ora rende folli.

La donna che visse due volte
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Commenti
#1   10 Agosto 2007 - 21:28
 
ciao:)
grande grande bellissimo post, complimenti
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#2   11 Agosto 2007 - 03:43
 
Grazie mille, Chiara. :)
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