11/08/2007 | di Alberto Di Felice
Lezioni di piano**** Lezioni di piano di Jane Campion è un punto nodale della cinematografia contemporanea: la Campion è assieme a Sofia Coppola l'esponente di un subgenere, un cinema declinato al femminile, lirico, che esprime una sensibilità distintivamente acuta. Non per questo si può dire che i loro film siano affare esclusivamente di donne, impermeabili allo spirito maschile. La Coppola, ad esempio, esordiva narrando delle sorelle Lisbon attraverso gli occhi di un gruppo di ragazzi; qui la Campion indirizza la nostalgia ed il desiderio della sua eroina verso una figura maschile visceralmente sensuale.

Una dissezione descrittiva dei loro film non può rendere piena giustizia alle risonanti evasioni dalla fredda logica della narrazione che questi provocano. La grammatica delle immagini della Coppola e della Campion ricorda che un film, come una frase, non è una progressione lineare ma una struttura molecolare sensoriale, una combinazione di precise parole e frasi, o di inquadrature e scene che si collegano, si rinchiudono e si riannodano, e che senza riferimento l'una all'altra avranno solo un significato mutilato.

Il mondo di Ada (Holly Hunter) ha febbrili linee di gotico e romantico, che trovano espressione in un andirivieni attraverso vari sensi: legami di vibrante tattilità, contrasti emotivi segnati dal paesaggio e dalle luci, una colonna sonora (Michael Nyman, Gattaca) che fluttua incessantemente a espressione dell'inespresso. Con tutto questo la muta Ada esteriorizza uno slancio verso l'etereo ed assieme verso il mondano: nel film si apre una cassa di risonanza tutta privata sul suo sentire. «Questo non è il suono della mia voce, è il suono della mia mente».

I punti di contatto fra le poetiche delle due autrici sono eloquenti, e vengono amplificati dal precedente di Picnic ad Hanging Rock di Weir, corregionale della Campion. Entrambe ricercano la trasmissione di un cosmo interiore, fitto di elementi lacerantemente discordanti, calato in una
particolare espressione storico-sociale che ne costituisce la dimensione di confessione sradicata per opposto (per schianto) dal tempo. Sono film ineffabili, che si affacciano su quella che Milan Kundera ha definito "l'insostenibile leggerezza dell'essere".
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Commenti
#1   11 Agosto 2007 - 10:01
 
accidenti, questo film me lo voglio vedere...se hai citato pic nic a hanging rock, non so come ma è riuscito a spaventarmi un sacco, e mi ha lasciato l inquietudine per giorni.
comunque....TOMMASINAAAAAA!!!!!!!! lo sapevo che prima o poi qualcuno se lo ricordava, lo sto cercando anche io in giro, mi piacerebbe proprio rivederlo :)
buona giornata!!
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