16/08/2007 | di Alberto Di Felice
* L'aggettivo "formulaico" è il più gentile che si può usare per parlare di Annapolis, film che come suggerisce il titolo è ambientato nella più famosa accademia navale del mondo. Naturalmente è una storia di dedizione, sconfitte e rimonte, passato difficile, lealtà fra uomini, amore per donne e devozione alla Patria. Il commento più stupido ed inutile che posso fare è che Jordana Brewster (Fast and Furious) come donna da amare (ma come avrà fatto, così giovine e bella, ad esser già lì dentro da addestratrice?) ha una sua intrinseca rilevanza.Mescolando il film sportivo a quello militare, la sceneggiatura di David Collard (Out of Time) mette in fila una serie impressionante di ricicli. Un Ufficiale e gentiluomo per la generazione del 2000, senza che niente sia stato pensato per non renderlo null'altro che mediocre e vecchio. Di quei film che fanno realizzare che per mediocre che sia anche una banale fiction come Cinderella Man ha un perché che qui non c'è.
È la filosofia che fa cadere le braccia: non è possibile che al giorno d'oggi il medio prodotto americano debba essere uno spot (oltre che per le famose barrette Snickers: pessimo lavoro anche dal punto di vista dietetico) per invogliare i poveri d'America ad arruolarsi. E forse è ancora più triste che per convincerli non si faccia neanche uno sforzo di buon gusto per evitare dialoghi degni di automi, come a dire: «Ci accontentiamo di avervi come macchine».
















