16/08/2007 | di Alberto Di Felice
300 #1
Orientalismo in digitale (in difesa della democrazia)

300 #2
Torno brevemente sul film di Snyder dopo la seconda visione a quattro mesi e mezzo dall'uscita. Lo faccio perché se ne è tanto parlato (e tanto ne ho parlato io in conversazioni private) che val la pena ragionarci su oltre. Questo implica per prima cosa una scelta di campo, che per chi crede nel cinema non può che essere una ed una sola: 300 usa il suo impianto sintattico per organizzare un discorso. E lo fa spiegando delle armi che per qualcuno rivelano addirittura una nuova strada per un nuovo cinema. Bisogna quindi rigettare con decisione l'opinione ingenua di chi dice che sia solo un film d'intrattenimento —come se i "film d'intrattenimento" non fossero (quelli buoni) materia pensante.

300 il film è un film di propaganda, e di questa usa l'immaginario ed il gergo. Il film che segna la nuova strada per il nuovo cinema è un maestoso impasto di fondali, ralenti ed accelerazioni, al servizio di una arcaica apostrofe proto-nazionalista. Le armi spiegate sono dialetticamente nascoste dietro il fatto (come ribadiscono i difensori della tesi appena rigettata) —direi la scusa— che il film è la trasposizione di una graphic novel (che ho avuto modo di sfogliare per qualche minuto, non essendo necessario più tempo), in cui la componente visiva ha significato in sé.

In puro spirito orientalista, quello che il film fa è rassicurare il suo pubblico occidentale circa quello che è (quello che vorrebbe che fosse), in due modi complementari: fabbrica un sistema iconografico di pensiero e valori che arbitrariamente elegge rappresentativi della parte buona (quella in cui riconoscersi) e lo giustappone al suo contrario riflesso nella parte cattiva (quella contro cui schierarsi). Gli occidentali sono dunque Spartani, virili, maschi e democratici; gli orientali sono corrotti, gai e tirannici. Non servo io per leggere tra le righe, ma lo farò: gli Spartani americani, paladini della democrazia, difendono gli altrettanto democratici ma troppo pacifisti Ateniesi europei contro gli iracheni-iraniani-islamici Persiani.

Dato che l'occidente ha facilitato il processo per cui i Greci d'oggi hanno dovuto dimenticare quello che sono stati dopo l'età classica a favore di un ritorno idealizzato all'immagine alta della classicità ellenica, ora 300 si basa su quella stessa gloria rimaneggiata a piacimento per rafforzare il senso d'appartenenza fra i suoi discendenti universali. Ecco allora pronto 300: un pregevole (non c'è che dire) spot per l'uomo che non deve chiedere mai per Biagiotti o Ferré. Si fa presto, in caso i ricordi del liceo non bastassero (Spartani, democratici?!), a controllare i punti mirati nei quali il rimaneggiamento ha luogo. E si fa presto a ridere del fatto che le pratiche pederaste nell'addestramento dei duri spartani nello spot scompaiano convenientemente dal quadro, perché l'effemminato dev'essere Serse (Rodrigo Santoro).

Che questa sia una chiamata alle armi non è negabile. Non solo perché le sconcertanti parole da "uomo medio" dello stesso Miller lo confermano (trovate una trascrizione della sua intervista a "Talk of the Nation" del 24/01/2007 in questo ottimo articolo di Tony Kashani), ma perché l'impianto retorico del film diverge da quello del fumetto per la sua esplicita sottotrama politica, determinante nel rinforzarlo ed attualizzarlo. Che la candida difesa del "film d'intrattenimento" sia ancora di moda, a gran voce soprattutto dal pubblico più giovane, segnala che il livello di anticorpi critici è sconfortantemente basso.


300 #3
Link alla mia recensione su Cine Zone:
http://cinema.tv-zone.net/index.php?option=com_content&task=view&id=1641&Itemid=38

Segnalo inoltre la bella lezione di Roberto Bui, alias Wu Ming 1 (“Mito tecnicizzato e responsabilità del narratore. Omaggio a Furio Jesi”, DAMS di Torino, Palazzo Nuovo, 2 maggio 2007), che purtroppo ho scoperto solo a post terminato:
http://www.wumingfoundation.com/suoni/lowres/Wu_Ming_1_Lezione_su_300_02052007.mp3
archiviato in: analisi
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Commenti
#1   04 Gennaio 2008 - 01:09
 
Che critica faziosa e piatta. ._.
Scusa tanto, ma io di propaganda ci ho visto pochissimo.
Per quanto mi riguarda mi interessa pochissimo quello che pensa lo stesso Miller e ancora meno la mostruosa dietrologia che ci possa essere dietro ad una lettura storica di una battaglia.
Di certo Spartani e Persiani non hanno combattuto pensando che un giorno si sarebbero trovati a rappresentare le parti ( disgustose entrambi ) di un Occidente marcio e di un Oriente caotico.
Erano Spartani contro Persiani. Punto.
Qualsiasi battaglia potrebbe essere interpretata in quest'ottica.
Qualsiasi film od opera d'arte basata su un conflitto.
Gli ideali espressi da Leonida sono gli stessi - se non addirittura edulcorati - che si trovano in una puntata dei Cavalieri dello Zodiaco. Nessuno li accusa di propaganda, grazie agli dei.
Il lavoro storico era poco curato, ma in compenso molto epico e fiabesco.Sono uscita dal cinema amando Leonida e gli Spartani quanto Serse e i Persiani.
Se questa è propaganda, è fatta male un bel po'.
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#2   04 Gennaio 2008 - 01:40
 
Beh, direi che sei uno dei pochi ad aver amato anche i Persiani. Per la maggior parte della gente casomai, Serse era una checca che quando spuntava dietro a Leonida e gli metteva la mano sulla spalla generava una bella risatona, e i Persiani non erano che i nemici brutti. La mia critica potrà essere piatta (non è che io sia lo scrittore più dotato nel tocco e nel contenuto) però di certo non è faziosa: è semplicemente un'analisi di cosa e come il film dice, del lavoro sulla storia e sulla Storia, indipendentemente da quanto dice Miller (la sua voce può però essere un ulteriore elemento per suffragare l'analisi). Chi non vuole analizzare pensa come te, cioè che c'è solo una battaglia. E' anche quello che il film vuole si pensi: per questo non ti sei accorto che è propaganda. Conosci quella cosa chiamata inconscio? La propaganda lavora lì: ti fa vedere qualcosa che ti sembra pacifico e ci nasconde qualcos'altro.
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