20/08/2007 | di Alberto Di Felice
Prima dell'alba #1
Gesto intimo

Parlando di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, scrivevo: «è un film probabilmente poco razionalizzabile. O meglio, è un film il cui impatto "emozionale" su chi guarda ne stabilisce con pochissima possibilità di mediazione il giudizio». La stessa cosa vale ancor di più per Prima dell'alba, il cui significato risiede in quell'inestricabile involucro silenzioso costruito dai rapporti fra i gesti e le parole dei personaggi e l'impatto sull'intimità dello spettatore.

Nella sua analisi del film (di cui questo post citerà tre preziosi estratti), contenuta nello splendido “Sexual Politics and Narrative Film”, Robin Wood considera la scena della cabina nel negozio di dischi:

Senza movimenti di camera, nessun montaggio, nessun movimento nell'inquadratura tranne il leggero movimento delle teste degli attori, solo una non molto distinta canzone come sonoro che potrebbe vagamente suggerire quello che succede nelle menti dei personaggi e sembra a volte motivare il loro "aspetto" (“Though I'm not impossible to touch/I have never wanted you so much/Come here”), l'inquadratura mi sembra un modello di "cinema puro" in modi che Hitchcock non aveva immaginato (non solo "fotografie di gente che parla", ma fotografie di gente che non parla), appunto perché rifiuta complemente l'analisi, sfida la descrizione verbale.

Wood descrive anche la scena del ristorante:

Il discorso di Céline, e gli altri clienti, creano un contesto (sia di vite che di idee) per l'esplorazione della coppia (attraverso il gioco) di sentimenti e speranze reciproche, testando la possibilità che la relazione continui. Mi sento riluttante a sezionare questa meravigliosa sequenza in dettaglio. La descriverei come uno dei punti alti del film, se non fosse per il fatto che non ce ne sono di bassi. L'uso del gioco come mezzo per rivelare verità ed emozioni di cui non si riesce a parlare "seriamente" è di per sé toccante, nelle sue implicazioni di vulnerabilità, il desiderio di parlare inibito dalla paura di essere ferito, la sospensione alla fine—la domanda di Jesse (nel ruolo della confidente di Céline) “Lo vedrai di nuovo?” rimane senza risposta—che anticipa quella in cui lo spettatore è lasciato alla fine del film.

E conclude:

Forse il momento di più grande tenerezza ha luogo dopo che gli amanti si sono separati: la sequenza di inquadrature (accompagnata nella colonna sonora da Yo-Yo Ma che suona Bach), che ri-vede i posti che hanno visitato mentre il giorno inizia, alcuni con i primi movimenti di attività, una vecchia che getta uno sguardo di disapprovazione alla bottiglia di vino vuota che hanno abbandonato nel parco dove hanno fatto l'amore. La sequenza evoca la fine de L'eclisse di Antonioni, ma senza il suo senso di desolazione e finalità; piuttosto, il sentimento è di tristezza e felicità inestricabilmente mescolate, rimpianto per la separazione e l'insicurezza ma una piena soddisfazione per il grado di mutua comprensione ed intimità che due esseri umani hanno raggiunto in poche ore, quanto ci si è avvicinati a colmare “questo piccolo spazio nel mezzo”. E, come dice Céline, la "risposta", la "magia", dev'essere nel tentativo. Lo stesso si potrebbe dire del rapporto del critico con i film che ama.


Prima dell'alba #2
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