22/08/2007 | di Alberto Di Felice
*½ Hilary and Jackie è un film letterario (anche se, nonostante i valori di produzione, io propenderei per il televisivo; che poi è la stessa cosa, almeno in questi frangenti), ma persino il suo regista Anand Tucker rifiuta di arrendersi a quello che sta facendo. Peccato gli manchino totalmente i mezzi per avventurarsi oltre quello che trova già scritto su pagina. Scommetto che la sceneggiatura di Steve Martin per Shopgirl gli spiegava già per filo e per segno come muovere la camera, e quale "sensazione" c'era dietro. Lo script di Frank Cottrell Boyce (Butterfly Kiss, Millions), invece, deve avergli disorientato il lavoro.Questo film è un collage di stereotipi da dramma biografico, pezzetti che insieme sanno solo di contrito. A cominciare dalla costruzione: Hilary (Rachel Griffiths, Six Feet Under) e Jackie (Emily Watson, Le onde del destino) assieme (la parte migliore), poi due atti dedicati prima all'una poi all'altra, senza che questo spezzettamento abbia una valenza organica. Ad un certo punto vediamo il pacco con i vestiti che torna indietro a Jackie, la vediamo gioire del suo profumo che le ricorda casa (ci si potrebbe inutilmente chiedere se fosse necessario lo sottolineasse con una frase al concierge): questo è uno dei due momenti (l'altro essendo la sua confessione di odiare la sua arte) in cui quello che è venuto prima sembra avere un contatto intimo con quanto ci viene mostrato adesso.
Il film prova a rattoppare quello che non c'è buttandola sull'effetto ascetico-figurato (privo però di terreno sottostante da cui spiccare il volo) che dovrebbe avere l'ultimo concerto, e chiudendo tornando ovviamente all'immagine ricorrente delle due bambine sulla spiaggia. Ma se qualcuno si sta commuovendo è perché è stato convinto (troppo) dalla Watson e dalla Griffiths.
















