24/08/2007 | di Alberto Di Felice
Exils*** Il film di Tony Gatlif, sangue zingaro nelle vene e premio per la regia a Cannes, è —citando il Morandini in merito a Il tè nel deserto— "storia di un viaggio interiore iscritto in un viaggio reale". I due protagonisti si sono appena conosciuti, non sanno che qualcosa l'uno dell'altra, e si mettono in viaggio per l'Algeria.

Il vuoto da cui partono, e di cui il film si compone, ha i natali nel senso di dispersione storica e culturale di cui sono figli. Zano (Romain Duris, Tutti i battiti del mio cuore) nasce da pieds-noirs, Naima (Lubna Azabal, Paradise Now) è algerina di Francia. «Che musica fai?» chiede lei quando lui propone di andare in Algeria; «Non suono più» è la risposta.

I dettagli che di tanto in tanto rivelano di sé, e i dettagli —soprattutto sensoriali (quasi sfinente la danza del prefinale, lunga più di dieci minuti)— del viaggio, sono la vera trama della pellicola, un road movie simbolico che dalla Francia passa per la Spagna prima di giungere nel Maghreb, mischiando i colori ed i suoni del Sud dell'Europa con quelli del Nord Africa per risalire progressivamente alla loro matrice comune.
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