18/09/2007 | di Alberto Di Felice
**** Quarto potere dichiara la presenza di Welles in ogni angolo, e nel farlo va parzialmente contro alla pratica degli studios, del cui sistema pure è un prodotto. Da questo punto di vista, il suo stile è gemello dei suoi interessi politici. Eppure non sembra mai lontanamente tendenzioso, ha un atteggiamento complesso verso il suo protagonista: ne critica la vita pubblica ma mostra anche comprensione per i suoi problemi privati. Per tutta la sua durata, usa brillantemente i talenti e le risorse tecniche della RKO, bilanciando il melodramma psicologico e la satira politica.Sommo esempio di arte filmica, il film è essenziale per molte ragioni, a cominciare dal suo impiego del tempo e della prospettiva, il suo sonoro che gioca sulla percezione uditiva, e il suo uso della profondità di campo. L'uso della fotografia (in sé non nuovo —si trovava ad esempio già in Chaplin e Murnau), in particolare, è impressionante. Welles usa la profondità di campo per mostrare apertamente le distorsioni spaziali create dalle lenti focali corte di Gregg Toland, consanguinee all'espressionismo tedesco, ed esplora le possibilità che queste lenti offrono nei piani sequenza.
Bazin l'ha descritto come un salto dialettico nel linguaggio cinematografico, in grado di preservare il "realismo" e l'"ambiguità" dello spazio drammatico. Ma se Welles evita il montaggio analitico e permette ad alcune scene di svolgersi in tempo reale, distorce anche le dimensioni spaziali e temporali delle immagini e mantiene la messa in scena sotto rigido controllo. Alcune delle inquadrature con profondità di fuoco (ad esempio la scena in cui Kane scrive la recensione dell'Opera) non sono il frutto solo della fotografia ma del matte printing, combinando impercettibilmente due diverse inquadrature.
Quarto potere è così uno dei film più stilizzati e "magici" mai realizzati. Il contributo dell'art department della RKO è tanto grande da far sembrare molte scene come dei pezzi d'animazione. Il vero significato del capolavoro di Welles non sta nel suo fenomenale realismo, ma nelle sue qualità defamiliarizzanti e stranianti.
















