20/09/2007 | di Alberto Di Felice
Ballando con uno sconosciuto**½ La prima interpretazione di Miranda Richardson in un film conosciuto internazionalmente è anche l'unica occasione (con l'eccezione di Tom & Viv per cui è stata candidata all'Oscar nel 1995, e che non ho visto) nella quale l'attrice inglese ha potuto usare le sue doti per un ruolo da protagonista. Curiosamente, dato questo film, di lì a poco avrebbe rinunciato al ruolo poi assegnato a Glenn Close in Attrazione fatale.

La pellicola di Mike Newell prende una vicenda tristemente famosa in Inghilterra, quella dell'ultima donna giustiziata nel 1955 per omicidio, ricreandola con estremo controllo, grazie al non secondario apporto visivo delle scenografie di Adrian Smith e Alison Stewart-Richardson, e a quello recitativo degli ottimi interpreti.

La posizione di Newell è elegantemente neutra (probabilmente fin troppo) sulla donna, facendo scorgere solo impercettibili echi psicologici e ancor più (ma forse sono la stessa cosa) impercettibili echi sociali. L'eroina/vittima è prodotto sempre più pazzo di una vita agli angoli della meschina rispettabilità borghese, alla quale si ribella inseguendo incoerentemente un amante bello e ricco (Rupert Everett), che la punisce
e sfrutta con l'illusione della fuga, e un uomo (Ian Holm) che, sebbene premuroso con lei e col figlio (Matthew Carroll), sembra sadicamente fustigarla col rimprovero della sua sicurezza e protezione.
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