04/10/2007 | di Alberto Di Felice
Il bacio che aspettavo** Debutto di Jonathan —figlio di Lawrence— Kasdan appartiene a quella produzione americana di mezzo, prossima al televisivo, che ha il suo pubblico di riferimento nella donna non troppo giovane. Solitamente questo genere di film ha un buon effetto su di me, se siamo dalle parti di In the Land of Women: sapendo che nulla di sconvolgente mi attenderà al varco, posso sprofondarmi nella mia poltrona esattamente come una casalinga che ha trovato qualcosa con personaggi che la interessano da guardare alla tv.

Già qui avrei finito i miei argomenti. Chi vuol dire che Kasdan non va oltre il campo/controcampo, o che la sceneggiatura (sempre sua) è un programmatico party di lacrime, dolori e pacificazioni, si accomodi e avrà vita semplice. Di mio posso solo controbattere che interpreti e Kasdan sono convinti della loro modesta missione, e non pensano mai un un attimo che rappresenti qualcosa di più.

Questo film mi fa predire (non che sia difficile) che Kristen Stewart farà strada, che Adam Brody forse farà seguire una responsabile carriera a The O.C., e mi fa pensare che la casalinga Meg Ryan è a un nuovo inizio di carriera, con un po' troppo botox. Intanto fatemi godere ancora una volta un dialogo fra
nonna rintronata Phyllis (Olympia Dukakis) e Carter (Brody). «–Who's Sofia?; –How did you know about that?; –Uh, you kind of mutter in your sleep; –What are you doing in my room when I'm sleeping?; –That's a really good question».
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