04/10/2007 | di Alberto Di Felice

Un vero amore
L'Atalante è un film d'amore, ma la sua conclusione che ricrea la coppia, messa in pericolo durante il suo corso, non racconta del vero amore che la pellicola vive. È fra i film più liberi mai realizzati, un manifesto d'emancipazione, e la sua grandezza risiede appunto nell'essere veicolo di libero arbitrio per la sua protagonista femminile, Juliette (Dita Parlo). Che Jean Vigo sia morto alla giovane età di 29 anni, temerariamente aggrappato al suo lavoro, non fa che rafforzarne il peculiare romanticismo.
I momenti più rivelatori del film non sono quelli celebrati in cui moglie e marito, a distanza, si accarezzano nel sonno, o il tuffo nel fiume in cui Jean (Jean Dasté) vede Juliette sott'acqua nel suo vestito da sposa. Non è questa poesia surrealista, ma un'altra, l'idiosincrasia dei dettagli realisti del rapporto fra Juliette e papà Jules (Michel Simon) nella prima metà, che dona al film la sua misericordiosa soavità.
Nella cabina di papà Jules, Jean lo sorprende con Juliette. Nella scena in cui i due sono soli, lunga oltre sei minuti, papà Jules mostra a Juliette molti degli oggetti collezionati nella sua vita di lupo di mare in giro per il mondo; gioca con una marionetta meccanica-direttore d'orchestra, le mostra i suoi tatuaggi, suona la fisarmonica per lei; lei gli pettina i capelli. «Non sono abituato alle carezze». In quel momento irrompe il marito, che infuria e getta il gatto fuori dal letto. Jean esce per un attimo, e per qualche secondo Juliette è distesa sul letto, e papà Jules le sta sopra. La totalità di questa scena è la parte più incantevole del film.
Di fianco al malinconico e misterioso papà Jules, il marito burbero, possessivo e scialbo sembra il vero incomodo. Tanto che quando Jules salva Juliette dalla città, vorremmo fosse per portarla via con sé anziché riportarla sulla chiatta.
















