05/10/2007 | di Alberto Di Felice

Della narrazione —e del narratore— inaffidabile
Le difficoltà nell'individuare la paternità e l'intenzionalità di un'opera sono particolarmente avvertibili in Caligari, un racconto di orrore e svelamento che diventa alla fine una lezione sull'inattendibilità stessa della narrazione, ed il primo film ad offrire l'enigma tropologico che avrebbe caratterizzato il modernismo individualista. Le radici di questa difficoltà stanno in un mix di tornaconti personali, poca memoria e anche di miti creati ad arte da parte dei suoi realizzatori.
Ci sono varie versioni, ad esempio, circa l'inserimento della cornice che vede il film narrato dal protagonista Francis (Friedrich Feher). Lo sceneggiatore Hans Janovich l'attribuisce a Wiene, e riferisce di esser rimasto indignato —assieme al co-sceneggiatire Carl Mayer— della trasformazione di un'allegoria del sacrificio dei giovani della Prima Guerra Mondiale da parte della generazione precedente in un viaggio apolitico nella mente di un pazzo. Altre versioni l'attribuiscono al produttore Erich Pommer. Fritz Lang, proposto come regista prima di Wiene, si autoattribuì la scelta. Indipendentemente da quale sia la versione corretta, l'inserimento della cornice narrativa offre spunti interessanti sulla natura polisemica del mezzo stesso.
Qualunque sia la sua fonte, la cornice del narratore non scarta la critica politica (già il copione originale era allegoricamente criptato), ma rimpiazza la sua ribellione con l'esperienza molto più sconvolgente di una vertigine modernista, pirandelliana. Ogni livello nella gerarchia dei narratori ne è condizionato, e ci rende sospettosi verso il narratore "invisibile" del film proprio come ci ha reso sospettosi verso quello "visibile" che è Francis. Possiamo anche sospettare che non ci sia affatto un'unica e stabile posizione narrativa: dopotutto, Caligari sembra dire, un'arte collaborativa come il cinema non può avere un unico narratore.
Il sovvertimento della narrazione apparente sovverte anche l'autorità che Janovich e Mayer lamentavano esser stata salvata, anche se in una maniera diversa e più profonda: sono l'autorità e soprattutto l'autorialità stessa del film a subire simultaneamente una sconfitta.
















