17/10/2007 | di Alberto Di Felice
** «That's it. I've had it with these motherfuckin' snakes on this motherfuckin' plane!». È la frase che attendevamo: ce la siamo cercata, l'abbiamo avuta. E in effetti nulla meglio (neanche il titolo burlesco) potrebbe descrivere questo cult movie diventato cult già in pre-produzione, di quelli scritti dai fan su forum e blog. Per accontentarli sono tornati anche sul set a girare qualche scenetta aggiuntiva, buttata dentro alla meno peggio per aumentare la tensione (ma quando?), ed anche la famosa frase, che magari giunge alla fine di un discorso simil-William Wallace incazzato nero un po' troppo lunghino e forzato. Ma dato che son crepato lo stesso dal ridere, in trepidante attesa, direi che poco importa.Al di là dei motherfuckin', il riso incontrollabile si riesce a controllare decisamente troppo per quello che avrei desiderato da una bella produzione trash pienamente scollacciata. Nel mezzo della pellicola si va un po' ad arrancare, non ci sono più i bagni in cui far rinchiudere le coppiette, né i rapper piacioni (Flex Alexander). E dopo un po', comunque, dei serpenti che mordono tette e chiappe ci si stufa.
Però va riconosciuta la genialità del concept, e la genialità del relativo titolo che è certamente meglio dell'iniziale Venom. Il regista David R. Ellis sembra ormai essere un mestierante abbastanza fortunato dopo Final Destination 2 e Cellular. Di quest'ultimo ricordo poco, ma non credo di esser lontano dalla verità se ipotizzo che probabilmente il film con la Basinger era più assurdo di quello col buon Samuel L. Peccato solo per Snakes on a Plane che Ellis non abbia una sceneggiatura à la Zucker, né l'ingegno.
















