10/11/2007 | di Alberto Di Felice

Della bellezza del tempo
Dire che American Beauty è un film sulla famiglia e sulla società americana, come dicono tutti, è forse più sbagliato che giusto. Significa limitarsi all'ovvio dato che siamo in un quartiere pieno di villette, in America, dove vivono per lo più dei nuclei familiari. Ma come dice il titolo questo è un film sulla bellezza, e soprattutto sul tempo in cui sfugge.
Spessissimo ho letto commenti sulla pretestuosità del sacchetto che svolazza in aria ripreso da Ricky Fitts (Wes Bentley), più o meno dello stesso tenore dei commenti che liquidano il film come un finto-trasgressivo comodo assemblaggio di piccole perversioni e personaggi rigirati come un calzino a piacimento (la sgualdrinella che in realtà è vergine, il marine violento in realtà gay represso). Però una scena come quella non può essere e non è messa lì tanto per procurare un momentaccio da quattro soldi: è la scena che spiega chiaramente di cosa parla questo film. Ricky ci dice che il motivo per cui gira i suoi video è per ricordare.
Il film si apre con l'unica aperta manipolazione temporale nell'altrimenti lineare costruzione narrativa che si allunga per un anno nelle quasi due ore di durata. Ma in realtà American Beauty è interessante proprio per come lavora sul tempo. Nell'apertura vediamo Jane (Thora Birch) ripresa dalla videocamera di Ricky. Questo loro dialogo tornerà in seguito nel film. Nella scena in questione, mentre Ricky racconta com'è finito in un ospedale psichiatrico, nella stessa inquadratura vediamo Ricky alla sinistra dello schermo e Jane al centro: lei tiene in mano la videocamera (che vediamo sopra la sua spalla sinistra) e guarda Ricky attraverso il suo schermo; sulla destra l'immagine di Ricky appare su una tv.
In questa inquadratura vediamo contemporaneamente associati il presente (Ricky che parla a Jane), il presente che mentre si sviluppa diventa progressivamente passato (la registrazione), il ricordo del passato (la storia che racconta Ricky) e l'immagine di Ricky sulla tv, ossia l'immagine che apparirà sullo schermo nel futuro trasportata nel presente. Il tempo si sta sviluppando a partire dal nucleo formato dalle dinamiche di presente, passato e futuro che coesistono e si pongono in contatto. Possiamo immaginare che Ricky e Jane stanno in effetti creando il tempo, aiutati dall'onestà con cui, nella conversazione nel presente, ricordano il passato. Il ricordo ha un valore terapeutico: Ricky non ha sepolto o represso la sua storia potenzialmente traumatica (dice di non odiare il padre: «È un brav'uomo»), ma cerca attivamente delle vie per tornare al passato. Le cassette con le sue riprese sono il modo in cui ricorda.
Dopo la prima cena a tavola in casa Burnham, abbiamo un altro esempio di coesistenza per associazione di più piani temporali. Jane e il padre Lester (Kevin Spacey) parlano in cucina. Lester si scusa per non essere più presente nella sua vita, e chiede: «Cosa è successo? Un tempo eravamo amici». Subito dopo Mendes stacca sulla ripresa della stessa scena dalla videocamera di Ricky, che spia attraverso la finestra. Nel presente viene creata così una discontinuità: guardando attraverso la camera di Ricky abbiamo la sensazione di star documentando il passato —il rapporto padre-figlia— che è scomparso. La partitura di Thomas Newman sostituisce il dialogo, e non sappiamo come si concluderà la conversazione: li vediamo solo continuare per un po', Jane uscire dalla stanza e l'espressione di Lester. Quando anche lui esce, la camera si sofferma su una vecchia foto che ritrae padre, madre (Annette Bening) e figlia un tempo felici. Lester non l'ha guardata. Quella stessa foto sarà l'ultima che prenderà in mano e vedrà prima di morire.
Mentre racconta quello che ha visto in quel secondo che si espande come un oceano del tempo, una serie di montaggi paralleli ci mostra di nuovo alternati il vicino presente (lo sparo vissuto dai personaggi) e ricordi del passato, quelli che quella foto ha generato. Quello che American Beauty ha fatto non è tanto dare un cinico spaccato sociale (lo fanno meglio gli altri film che solitamente gli vengono accostati, Happiness e Tempesta di ghiaccio), quanto mostrarci le stratificazioni temporali che accompagnano ogni minuto vissuto, e la bellezza perduta dei ricordi che si stanno già accumulando nelle loro pieghe.
















