14/11/2007 | di Alberto Di Felice
** Sì, Xanadu è un film sciocco. Senza portare il paragone troppo in là, anche The Rocky Horror Picture Show è un film sciocco. In Xanadu tutto è superfluo, ma tutto è anche nato per far flop e poi risorgere come cult. Gli elementi ci sono tutti (col senno di poi?): una star all'ultimo spettacolo (Gene Kelly), una bella bionda adottiva dell'Australia, canterina di ritorno da Grease (Olivia Newton-John), una trama che farebbe fatica a reggere nella puntata lunga 23 minuti di un cartone animato, un mish-mash indistinguibile di fluorescenti colori e musica anni '40/'70/primissimi '80.È un film per il quale vale seriamente la pena smettere di pensare e diventare sciocchi con lui. Preso a pezzetti regala svariate idee per spot pubblicitari, molte delle quali già utilizzate, e parecchie scene da ricordare. Diventa difficile star lì a preoccuparsi di che storia stia andando avanti, anche perché in un musical non è cosa inusuale che la "storia" sia solo un pretesto. Cosa ci si può aspettare da una musa scesa in terra (uscita da un muro) per far unire le forze di un pittore renegade del vil commercio e di un clarinettista in pensione per fargli aprire una discoteca? Nient'altro che un grosso, irresistibile casino informe che si autogiustifica.
La scena del duetto con tip-tap di Kelly e Newton-John, nella quale la vecchia gloria nel suo salotto fa vagare il pensiero e i tacchi delle scarpe, è il punto più delizioso. Ma buona parte del film e delle sue coreografie ha questo fascino ameno che strappa più volte un sorriso, e la colonna sonora fa il suo dovere per ingraziarsi il pubblico. Sapere che Greenwald è poi passato a fare documentari seri e metodici come Outfoxed rende Xanadu un film ancor più paradossale.
















