24/12/2007 | di Alberto Di Felice
Le vite degli altri**½ Un cinema che i tedeschi sono mediamente bravi a fare (e ad esportare). Prossimo al televisivo, ci sarebbe da dire, ma di una solidità da invidiare. Il film di von Donnersmarck rimane fedele, quanto alla scarna realizzazione, al buon livello produttivo (in ogni fase della produzione, a cominciare dalla sceneggiatura dello stesso regista) di altre pellicole venute dalla stessa patria (si pensi alla von Trotta, a Hirschbiegel, a Rothemund).

Di suo ha che azzecca la metafora per raccontare la situazione della Germania divisa dal muro, che viene trovata nel ravvedimento (efficacissimo nel suo non esser spiegato) di un agente della Stasi, Wiesler (il defunto Ulrich Mühe), che si trova da uomo solo a fare il passo figurato al di là della cortina di ferro per tramite della vita del commediografo Georg Dreyman (Sebastian Koch, già in Black Book di Verhoeven).

Von Donnersmarck si dimostra narratore abile al servizio di un'ideale accettazione intima della Storia, senza banalizzarla o ingigantirla con mezzucci e rimanendo sempre padrone dei tempi e dei toni. Cosa non facile, dato il balletto di personaggi e sviluppi, e quella che per altri sarebbe stata la tentazione di farlo partire per la tangente. Invece il regista-sceneggiatore non perde di vista il filtro assolutamente non deformante del protagonista, e vi trova la chiave per un crescendo in sottrazione.
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Commenti
#1   27 Dicembre 2007 - 10:01
 
Si gran film. Ho avuto la fortuna di vederlo al cinema in tedesco e devo dire che Ulrich Mühe era davvero un grande attore..
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