26/12/2007 | di Alberto Di Felice
Conoscenza carnale
Dell'attingibilità del verbo

Nichols è uno degli autori più interessanti per il modo di trattare con la messa in scena la parola. La cosa è evidentissima in Conoscenza carnale, che come molti suoi lavori è tratto da una pièce teatrale. Il film inizia subito con un dialogo fra i protagonisti Jonathan (Jack Nicholson) e Sandy (Art Garfunkel), nel quale i due fantasticano senza soluzione di continuità su cosa vogliono da una ragazza. Mescolano i sentimenti più sinceri a lascivi commenti sulle tette, e dal dialogo non abbiamo ancora una chiara idea delle loro diverse personalità. Non siamo troppo sicuri della loro onestà, sembrano due giovani candidamente impegnati nel cercare di mantenere una buona conversazione fra pari.

Sentiamo il dialogo con in sottofondo la classica “Moonlight Serenade”, e sullo schermo ci sono solo i titoli di testa, in rosso. La musica decontestualizza il discorso, e quando i titoli di testa finiscono non sappiamo che stiamo per vedere i due nella continuazione temporale nonché logica di quello che stavano dicendo. La prima inquadratura del film ci confonde, e idealmente (assieme alla musica che cambia) pone subito una linea divisoria fra i due ragazzi, perché è dedicata a Susan (Candice Bergen), che entra dal buio. Si fa strada nell'appartamento dove è in corso una festa universitaria. Anche lei è in cerca di conquiste: entra in una stanza, e delusa di trovare solo una ragazza seduta si volta a cercare altrove, passando davanti ai due amici. Inizia così visivamente (mentre era già iniziato con le parole circa le mutevoli preferenze espresse nel dialogo d'apertura: due amici che interpretano il ruolo di amici) il gioco dell'identità.

Qui, su di loro, la camera si ferma. Jonathan è a sinistra, quasi centrale nel quadro; Sandy occupa la destra, ed è posizionato poco più avanti voltato verso l'amico. Da Jonathan riprende la conversazione, che stabilirà che la ragazza sarà preda prescelta di Sandy. «Te la cedo», gli fa Jonathan. Abbiamo stabilito che nonostante questo sia un pezzo a due, il personaggio centrale è Jonathan, quello apparentemente sicuro di sé opposto al timido bisognoso d'incoraggiamento, e di fatti dopo il primo segmento il film si focalizzerà sempre più su di lui.

Nel dialogo che seguirà di lì a poco fra Sandy e Susan, i due sono in piano medio sulla sinistra, mentre in campo lungo sulla destra Jonathan li osserva. Questa funzionerebbe da inquadratura d'ambientazione, ma Nichols la usa per quasi tutto il dialogo, cambiandola solo quando durante una pausa si fa troppo evidente che Jonathan sta spiando e si allontana. Il dialogo viene iniziato significativamente da Susan (la Bergen è eccezionale nell'accompagnare con l'espressione corporea il senso delle sue parole) ed è incentrato sull'interpretare una parte. In tutto questo tempo, Nichols ha mostrato gli spazi e gli incroci fra personaggi che recitando in realtà stanno dicendo molto di sé.
archiviato in: analisi
commenti (popup) | commenti
Commenti