27/12/2007 | di Alberto Di Felice
** Quel buontempone di Mel Brooks promette un bis già dal titolo, che in originale è History of the World: Part I. Era uno scherzo, che Brooks ripeterà in altri suoi film, ma guardando La pazza storia del mondo si può benissimo credere che un sequel fosse previsto e poi sia stato annullato visti i modesti risultati artistici ed al botteghino.Ciononostante, Brooks fa ridere (almeno me) anche quando non è al massimo della forma. Più o meno, a corrente alternata. «È bello essere Re», Mosè che fa cadere una delle tavole dei 15 comandamenti o l'imperatrice della cara vecchia Madeline Kahn funzionano, col solo difetto di non essere assemblati genialmente in una parodia grandiosa. Ma il tutto è chiaramente una presa in giro senza grosse pretese, quindi poco di male.
Il numero finale "The Inquisition" è abbastanza trascinante, e dà una buona idea di quanto sia sconclusionato il film. Un numero musical di un incallito impresario teatrale ebreo che travestito da monaco sguazza tra suore nuotatrici. Comunque si era già parato dalle critiche inutili: «And of course, with the birth of the artist came the inevitable afterbirth —the critic».
















