28/12/2007 | di Alberto Di Felice
* Chi pensa che Stephen Gaghan (Traffic, Syriana) sia uno degli sceneggiatori più sopravvalutati del recente passato potrà contento trovare conferma della propria convinzione in questo inutile assemblaggio di motivetti d'accatto. Ragazze bianche viziate che oltrepassano i confini consentiti perché da giovani bianche e ricche si annoiano. Messaggio peraltro ripetuto (un po' squallida la trovata del documentario nel film, tirato fuori quando fa ridicolmente più comodo) ad nauseam, in caso qualcuno non avesse capito. Ripescato quest'estate dalla distribuzione evidentemente per la gentile presenza (finalmente posso dire di averle visto le tette) della bella Anne Hathaway.Al di là della sceneggiatura, che si accontenta di scimmiottare temi tendenti al giovanilistico allo stesso modo in cui Joseph Gordon-Levitt e Matt O'Leary fanno il verso alla parlata da pappone nero (non voglio sapere come abbiano provveduto col doppiaggio: mi basta sapere che per scelta degli adattatori dei dialoghi da oggi "andare a downtown" è entrato fra le espressioni consentite nella nostra lingua), questo film conta una sola idea una.
L'ultima scena, con le due bande rivali che si incrociano in macchina per tornarsene ognuna al proprio quartiere. Concetto però andato a farsi benedire grazie allo schermo nero con sgommata e colpi di pistola conclusivi. Mi ero illuso: quello che avevo capito io non era quello che aveva in mente Barbara Kopple. Della regista, nota documentarista, non ho visto nulla. Dev'esser successo comunque qualcosa dall'Oscar del 1977 per Harlan County U.S.A. ad oggi.
















