05/01/2008 | di Alberto Di Felice
** Non approda a molto questo mistery italiano. Un peccato, perché aveva potenzialità per essere un buonissimo film. Tratto da un romanzo della norvegese Karin Fossum e trasferito tra le Dolomiti della provincia di Udine, aspirerebbe ad essere più un affresco della sotterranea paranoia del luogo, specchio provinciale di un'umanità malata, che non un thriller serrato. Da questo punto di vista, il setting si dimostra estremamente azzeccato.La sceneggiatura del debuttante regista Andrea Molaioli e Sandro Petraglia fa un buon lavoro nel confezionare una serie di personaggi con la loro bella dose di morbosità: lo scemo del paese (Franco Ravera), il padre rancoroso in carrozzina (Omero Antonutti), il fidanzato pudibondo (Denis Fasolo), il padre (Marco Baliani) che fa riprese pruriginose della figlia, la sorellastra invidiosa (Heidi Caldart), i genitori del bambino morto cui Anna (Alessia Piovan) faceva da baby-sitter (Valeria Golino e Fabrizio Gifuni), l'allenatore molesto (Enrico Cavallero). Poi collega tutto alla vita privata del commissario Sanzio (Toni Servillo), che ha una figlia con la quale comunica poco (Giulia Michelini) e una moglie malata che non li ricorda più (Anna Bonaiuto).
Le suggestioni (come la traccia pedofila che apre il film) non mancano, ma alla lunga e con la risoluzione del giallo il film perde il senso d'insieme di questo affresco di umanità malata e morente alle prese con i propri scheletri nell'armadio. Rimangono appunto buone idee, tracce qua e là. La sensazione finale è quella di aver visto piantati i semi di una buona serie televisiva, un bell'episodio pilota. Colpa forse di una regia che è brava nell'orientarsi con luoghi e personaggi ma non sa in fondo benissimo cosa farci.
















